Vene Varicose: Definzione e Diagnosi


La flebologia è quella branca della medicina che studia le malattie delle vene.

Recenti sondaggi hanno messo in evidenza che il 40% della popolazione italiana soffre di problemi flebologici degli arti inferiori (varici, telengectasie, edemi, ulcere e trombosi venose). Si comprende, quindi, come la malattia venosa rappresenti un vasto problema sociale.

La casa di cura Villa Margherita di Roma ha recentemente attivato il Centro di Flebologia che, grazie alla presenza di professionisti con specifiche conoscenze flebologiche, dialogano tra loro così da poter raggiungere una corretta diagnosi, premessa indispensabile per una cura integrale della malattia venosa degli arti inferiori.

VENE VARICOSE: DEFINIZIONE E DIAGNOSI

Cosa sono le vene varicose? Una vena si definisce varicosa quando risulta irreversibilmente dilatata e tortuosa a seguito di un malfunzionamento delle valvole interne e/o di un danno parietale. L’ipertensione venosa che viene così a determinarsi causa la dilatazione della vena con conseguente sofferenza dei tessuti cutanei nel distretto della vena interessata it.wikipedia.org. Si comprende pertanto come il trattamento delle varici sia inteso quale strumento di prevenzione di tali conseguenze gravi e tardive della malattia venosa degli arti inferiori.

La visita angiologica con esame clinico resta premessa indispensabile per lo studio del paziente con varici, ma l’esame ecocolordoppler, che consente lo studio anatomico e funzionale delle varici, è l’indagine diagnostica indispensabile per indicare l’approccio terapeutico più adeguato al trattamento della malattia venosa di ogni singolo paziente. L’esame ecocolordoppler è un esame non invasivo, ambulatoriale e non arreca alcun dolore o fastidio. È l’esame principe nella valutazione della malattia venosa: premessa essenziale alla terapia delle varici, sia essa chirurgica endovascolare, tradizionale con flebectomie e scleroterapia o al trattamento medico elastocompressivo.

TERAPIA DELLE VENE VARICOSE

Per decenni la tecnica chirurgica classica, detta “stripping”, che consiste nell’asportazione della safena, ha rappresentato la tecnica principale nel trattamento delle varici https://it.wikipedia.org/wiki/Vaso_sanguigno. Questa tecnica necessita di anestesia loco regionale o una sedazione profonda, un periodo di riposo e di assenza dal lavoro di almeno 10-15 giorni con presenza di ematomi postoperatori e di cicatrici chirurgiche.

Negli ultimi anni, si sono sviluppate metodiche terapeutiche mini-invasive tra le quali: laser endovascolare, radiofrequenza ed ecoscleroterapia liquida e con schiuma.

Il laser endovascolare in particolare è considerato come la metodica di riferimento nella cura delle varici safeniche con l’indiscutibile vantaggio di essere realizzato in anestesia locale, in regime ambulatoriale, senza cicatrici e non necessita di convalescenza, quindi con un immediato ritorno al lavoro.

LASER E VENE VARICOSE

Il Laser, è un dispositivo in grado di emettere radiazioni luminose coerenti, che vengono veicolate all’interno di fibre ottiche; queste, essendo di piccole dimensioni, vengono inserite all’interno delle vene da trattare rilasciando una predeterminata quantità di energia sotto forma di calore, in grado di indurre un’alterazione della parete interna del vaso e la conseguente chiusura della vena varicosa trattata.

Nel trattamento delle varici della grande safena, la metodica endolaser prevede l’introduzione della fibra attraverso una semplice tecnica percutanea (senza bisturi, senza tagli) per lo più realizzata a livello del ginocchio. La fibra viene inserita sotto guida ecografica fino a pochi centimetri al di sotto dell’inguine sede della giunzione safeno-femorale con paziente sveglio. Da tale momento la fibra viene retratta con graduale regolarità (intervalli di 1 cm) rilasciando, ad ogni retrazione, il livello di energia predefinito.

Tutta la procedura richiede in media solo 30 minuti ed è realizzata in un semplice ambiente protetto (sala a bassa complessità) e non più in sala operatoria, che invece è indispensabile per lo stripping.

Appena terminata la procedura, al paziente verrà fatta indossare una calza elastica di compressione che gli permetterà di camminare e tornare alla propria attività lavorativa senza particolari limitazioni.

Il paziente verrà controllato attraverso semplici visite con ecocolordoppler nei successivi 30 giorni, per verificare l’avvenuta chiusura delle varici safeniche ed il buon andamento clinico.

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